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Dopo un lungo e complesso iter iniziato nel maggio del 2014, quando il Governo Italiano ha formulato i criteri per l’avvio della riforma del Terzo Settore attraverso il documento intitolato “Linee guida per una riforma del Terzo Settore”, con la Legge Delega 06 giugno 2016…
Riforma del Terzo Settore – Introduzione

Dopo un lungo e complesso iter iniziato nel maggio del 2014, quando il Governo Italiano ha formulato i criteri per l’avvio della riforma del Terzo Settore attraverso il documento intitolato “Linee guida per una riforma del Terzo Settore”, con la Legge Delega 06 giugno 2016 e i relativi decreti attuativi del 2017, è giunto al termine il processo di cambiamento dell’universo del “privato sociale”.

La citata legge delega 6 giugno 2016 e i suoi successivi decreti attuativi realizzano la cosiddetta Riforma del Terzo Settore che ha l’obiettivo di definire un settore della vita economica e sociale italiana, che negli ultimi anni aveva raggiunto dimensioni tali da rendere necessario l’intervento del legislatore, allo scopo di avere una disciplina organica della materia.

In particolare il legislatore ha voluto definire la nuova identità del Terzo Settore, individuandone meglio i confini, dato che fino ad allora, secondo un’indagine Istat, in Italia operavano 300 mila organizzazioni nonprofit, con un valore annuo di entrate di circa 63 miliari di euro, 6,63 milioni di volontari impegnati; al fine di armonizzare la complessa normativa che regolamentava in modo frammentario i differenti soggetti.

Il più corposo e innovativo tra i decreti che costituiscono la Riforma del Terzo Settore è senz’altro il Decreto Legislativo n. 117/2017 che definisce diversi aspetti che saranno oggetto di approfondimento dei prossimi articoli.

In particolare in esso troviamo la definizione di Ente di Terzo Settore (ETS) che, ai sensi dell’articolo 4 del Codice, sono costituiti “per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, ed iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo Settore”.

Il Codice inoltre definisce i vincoli di patrimonio e la necessaria assenza dello scopo di lucro, individuando anche casi di distribuzione indiretta di utili e prevede azioni mirate quali: l’istituzione di un Registro Unico nazionale degli Enti di Terzo Settore (RUNTS) presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ed operativamente gestito su base territoriale in modalità informatica in collaborazione con Regioni e Provincie; la possibilità di acquisto della personalità giuridica per gli ETS; la revisione organica del Titolo II del Libro I del Codice civile in materia di associazioni, fondazioni e istituzioni private senza scopo di lucro; la scomparsa delle ONLUS e iscrizione delle OdV e APS nel nuovo Registro; una nuova disciplina fiscale con lo scopo di armonizzare e semplificare l’attuale quadro normativo.

Articolo scritto da: Nunzio Locorriere

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