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Lo scenario macroeconomico attuale è caratterizzato da un contesto di graduale ripresa economica sia a livello mondiale che a livello europeo e nazionale. Se nel periodo tra il 2008 e il 2013 l’economia italiana ha perso complessivamente 8 punti di PIL, negli anni successivi la…
Livelli di istruzione e fabbisogno occupazionale a medio termine

Lo scenario macroeconomico attuale è caratterizzato da un contesto di graduale ripresa economica sia a livello mondiale che a livello europeo e nazionale. Se nel periodo tra il 2008 e il 2013 l’economia italiana ha perso complessivamente 8 punti di PIL, negli anni successivi la ripresa è andata via via consolidandosi, favorita dalla ripresa europea, anche se complessivamente la crescita italiana rimane ben al di sotto del potenziale.

Il mercato del lavoro non ha invece completamente assecondato l’andamento del PIL. Solo nel 2016 e non in tutti i settori e aree geografiche l’occupazione è tornata ai livelli pre-crisi e il tasso di disoccupazione rimane ancora elevato soprattutto per i giovani (tra i 15 e i 24 anni al 32,8% a febbraio 2018) e nelle regioni del Mezzogiorno (19,4% nel 2017).

Se dal punto di vista congiunturale un ritardo nella ripresa dell’occupazione è in linea con le regolarità empiriche delle variabili macroeconomiche, esistono alcune dinamiche strutturali che stanno interessando l’economia globale e che impattano notevolmente sul mercato del lavoro e sulla relazione tra output e occupazione. L’ invecchiamento
della popolazione
, i processi di esternalizzazione e di delocalizzazione, indotti dalla globalizzazione e soprattutto il progresso tecnologico e la rapida diffusione dell’ICT (Information and Communication Technologies) nel mercato del lavoro.

L’impatto complessivo di questi fenomeni nel mercato del lavoro è ampio e si sviluppa lungo diverse direzioni. Da una parte si sta verificando un forte processo di distruzione di posti di lavoro e una contemporanea creazione di nuovi lavori. Tra questi una parte sono semplicemente una variante di lavori esistenti, altri sono genuinamente nuovi lavori che non esistevano fino a pochi anni fa. Dall’altra parte la quantità e la qualità della domanda di competenze e delle skill richieste dal nuovo mercato del lavoro stanno cambiando in modo rilevante. Nuove competenze sono richieste per svolgere i nuovi lavori, ma anche le competenze richieste per i lavori tradizionali stanno cambiando notevolmente. Quali competenze saranno maggiormente richieste dal mercato del lavoro di domani? Quali lavori saranno in maggiore crescita e quali sono le occupazioni più a rischio?

Secondo i dati forniti dall’Ocse, il 14% dei posti di lavoro tradizionali sparirà, mentre il 30-40% cambierà. E nei Paesi dove maggiormente si svilupperanno le tecnologie, i posti di lavoro aumenteranno. Il rapporto Tomorrow’s Jobs di Microsoft1 prevede che il 65% degli studenti di oggi farà lavori che ancora non esistono. Tutto questo richiede una nuova mentalità. Secondo l’Ocse, la distanza tra domanda e offerta di lavoro è soprattutto culturale. Vincenzo Spiezia (Ocse, Senior Economist) scrive: «La sfida? Le tecnologie digitali colpiscono l’occupazione in tempi brevi ma fanno emergere nuove opportunità di lavoro lentamente. Serve tempo, perché occorre creare nuovi mercati, trasferire risorse da un settore all’altro, sviluppare know-how.» Per accelerare occorre investire in tecnologie e formazione. Tutte le strade del lavoro del futuro passano dal tema delle competenze

«Sappiamo che intelligenza artificiale, robotica, nanotecnologia e biotecnologia stanno trasformando quello che facciamo e come lo facciamo», sostiene Ersilia Vaudo, astrofisica e capo del progetto Gender e Diversity dell’Agenzia Spaziale Europea. «L’Ocse ci dice che da qui al 2020 più di un terzo delle competenze che saranno considerate cruciali, e quindi ad alta domanda per i posti di lavoro futuri, oggi hanno un’importanza secondaria: le social skill, cioè capacità di persuasione, intelligenza emotiva, abilità nell’insegnamento; le capacità cognitive, quindi creatività, ragionamento analitico; e le “process skill”, ovvero capacità di ascolto e critical thinking2

Diventa quindi sempre più importante disporre di strumenti previsionali che possano consentire di anticipare e interpretare le tendenze del mercato del lavoro, con l’obiettivo di aumentare l’occupazione e di migliorare l’occupabilità dei lavoratori, gettandone le basi fin dal momento della scelta dei percorsi formativi. In questo ambito negli ultimi anni nel panorama internazionale si sono moltiplicate le iniziative orientate alla previsione delle professioni e delle competenze richieste dal mercato del lavoro del futuro.

Infatti l’obiettivo della New Skills Agenda for Europe finalizzata al supporto delle principali priorità politiche della Commissione Europea, che sono la crescita e gli investimenti, è quello di affrontare tre problematiche fondamentali che affliggono le economie europee: la carenza di alcune competenze fondamentali che acuiscono il fenomeno del mismatch nel mercato del lavoro, la scarsa trasparenza nel sistema delle competenze e delle qualifiche e la difficoltà di anticipare e prevedere le competenze richieste dal mercato. Su quest’ultimo tema da tempo la Commissione ha promosso la realizzazione di un sistema di previsione dei fabbisogni di skills a livello europeo, che integrasse analoghe iniziative eventualmente presenti a livello nazionale.

Tra le professioni specialistiche, il tasso di fabbisogno risulta più elevato per gli ingegneri, progettisti elettronici e progettisti industriali (3,6%), per gli specialisti nelle scienze della vita e della salute (farmacisti, medici, ricercatori farmaceutici, agronomi, ecc.) (3,1%) e per gli specialisti in informatica, chimica e fisica (2,9%), fra i quali prevalgono le figure informatiche (sviluppatore di software, analisti programmatori, progettisti di software, ecc.) ma comprendono anche figure con competenze ben diverse quali gli informatori scientifici del farmaco e gli analisti chimici. Al quarto posto, con un tasso ancora superiore alla media (2,6%), si trovano gli specialisti della formazione e della ricerca (professori, esperti della formazione, insegnanti, ecc.) 3.

La domanda di ingegneri e di progettisti industriali e elettronici è evidentemente spinta dalla diffusione delle tecnologie “Industria 4.0”, così come la richiesta di specialisti della vita e della salute è determinata dalla crescente domanda di servizi sanitari di cui si è detto. Il processo di digitalizzazione (che ha molti aspetti in comune con le tecnologie 4.0), a sua volta, determina la maggiore richiesta di specialisti informatici. L’elevato tasso di fabbisogno degli specialisti della formazione riflette poi la crescente domanda di formazione da parte del sistema economico di fronte ai grandi cambiamenti in atto, legata alla necessità di svolgere adeguate attività di formazione continua finalizzate all’aggiornamento dei lavoratori.

In termini assoluti, le classi che esprimono il fabbisogno assoluto più elevato sono rappresentate dagli specialisti della formazione e della ricerca (160.500 unità nei 5 anni), dagli specialisti nelle scienze della vita e della salute (69.000) e dagli specialisti delle scienze gestionali, commerciali e bancarie (50.500), tra cui prevalgono i responsabili commerciali, gli esperti di marketing, gli specialisti della gestione d’impresa e gli specialisti nella gestione del personale.

Concludiamo questa riflessione dedicata alla struttura professionale e per livello di istruzione del fabbisogno previsto nel prossimo quinquennio con una importante osservazione. Non è possibile sapere in quale misura le imprese e le istituzioni pubbliche saranno in grado di soddisfare questo fabbisogno, a causa del mismatch tra le professioni e le competenze richieste e quelle effettivamente disponibili sul mercato del lavoro. Già nel 2017 il Sistema Informativo Excelsior segnalava che oltre un quinto delle figure richieste risultava di difficile reperimento, con quote sensibilmente più elevate per le professioni specialistiche (37%), tecniche (33%) e operaie specializzate (31%). Sempre su questo tema, nel terzo trimestre 2017 le imprese italiane con almeno 10 addetti, pur a fronte di un tasso di disoccupazione attorno all’11%, avevano l’1% di posti vacanti (vacancies) per i quali non riuscivano a trovare personale disponibile; nel 2012 la percentuale delle vacancies non superava lo 0,5%8 4. Il problema è comunque comune, pur con diversa intensità, a tutti i paesi europei. Nei prossimi anni, Il rischio concreto è che con l’aumento della richiesta di competenze, soprattutto con riferimento alle competenze digitali e tecnologiche, si allarghi ulteriormente il mismatch tra la domanda e l’offerta.

Dal punto di vista dei livelli di istruzione richiesti, i laureati e i diplomati dovrebbero rappresentare il 62% del fabbisogno totale.

Dalle più recenti previsioni di assunzione di Unioncamere emerge che le imprese cercano sempre più laureati, ma lamentano difficoltà nel trovarli. Nello specifico, le lauree più ricercate dalle imprese ma che risultano difficilmente reperibili sono:

  • settore linguistico (69,9% la difficoltà di reperimento)
  • ingegneria elettronica e dell’informazione (58,7%)
  • ingegneria industriale (50,2%)
  • matematica (40,9%)

Quando invece le aziende cercano personale diplomato, trovano difficoltà a reperirne negli indirizzi in produzione industriale e artigianale e in informatica e telecomunicazioni. Tra gli altri profili tecnici introvabili ci sono i diplomati in:

  • costruzioni, ambiente e territorio (34,0%)
  • meccanica (29,6%)
  • elettronica ed elettrotecnica (30,6%)

1 Rif. Avvenire.it

2 Cit. Il Lavoro del futuro. Luca De Biase, Codice Edizioni, 2018

3 Sistema informativo Excelsior – UnionCamere Previsione dei fabbisogni occupazionali e professionali in Italia a medio termine (2018-2020).

4 Cit. Articolo WeCanJob (Le tendenze del mercato del lavoro: le professioni del 2018)

Articolo scritto da: Monica Tripodi

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